martedì 17 agosto 2021

 Bizantini Longobardi e la Lunigiana-9

Dopo Luni, abbandonando la costa si entra in Lunigiana, vallata che pare assomigliare ad una conca circondata dalle montagne; a destra la catena appenninica dell’Arpa dove però alcuni monti possono forse richiamare precedenti invasioni come i Marcomanni da cui il Marmagna,  e a sinistra una serie di vette più basse, confinanti con la Valtaro e che secondo il Giuliani hanno da sempre permesso un rapporto stretto fra genti di quelle vallate.

Il Marmagna


 L’importanza politica e militare di questo tratto ci viene dal Capitolare di Kierzy del 752 e ripreso nel 774, dove troviamo che la richiesta del Papa sui possedimenti nella Penisola ha come confine una linea che dalla Corsica saliva a Luni, Sorano, Monte Bardone, Berceto, Parma, Reggio e Monselice, forse una via già presente nel periodo bizantino.

 L’ingresso è a Stadano per una strettoia, a monte della confluenza del Vara con la Magra, dopo Sarzana e Ceparana. Lì forse Caprigliola, poi castello del vescovo di Luni e di cui non abbiamo notizie archeologiche, ma che può già allora bloccare l’ingresso nella vallata, a capo della strettoia di Aulla. Indi il Castello di Bibola, il castrum Bibule, a controllo della via di Monte Bardone e di quella del “sale” del Cerreto, citato dall’Anonimo e poi castello malaspiniano.

Castello di Bibola
La nostra attenzione si è poi rivolta alla valutazione del ritrovamento forse casuale di una torre difensiva a conci regolari e squadrati di rilevanti dimensioni e con tracce di mura, nell’abbazia di San Caprasio ad Aulla fondata nell’884 da Adalberto I di Tuscia e datata col C14 al 535/660, quindi legata al periodo bizantino. Nuovi scavi hanno rinvenuto carboni databili al XIII e si è quindi pensato che la costruzione della torre sia del periodo; tuttavia non esiste nessun ragguaglio storico.


Torre di San Caprasio


Riteniamo quindi possibile, legandoci a quanto detto prima sul valore delle carte geografiche di allora, di assimilare tale fortificazione alla Rubra citata dall’Anonimo. Si è sempre ritenuto che Rubra fosse il castrum vetus, si dice situato a monte lungo il Taverone in località Castrovecchio, sull’antica “via del sale” per Monti e Licciana e dove è segnalato il ritrovamento di monete. Di questo però non si hanno segnalazioni archeologiche.

La distanza fra le due località è minima, meno di due chilometri, e nulla può ostare che al tempo tutta la località sia Rubra o che comunque l’Anonimo non disponesse di ragguagli adeguati.

Tale torre forse potrebbe rappresentare un tentativo ben studiato di rinforzare le difese a monte della “strettoia“ di Aulla, nei riguardi di un’offensiva proveniente da Luni.

Possiamo pensare che lungo il percorso, in gran parte pianeggiante della via di Monte Bardone, fra Aulla e Pontremoli possano ritrovarsi una serie di castra o stanziamenti tribali legati e/o al soldo dei Bizantini, a difesa e controllo di una via già importante che da Rubra saliva a “Fornoli, Sterpilla, Fornace, Virgoletta, Filetto.

Tale nel piano di Virgoletta, quello indicato da Gianfranco Lazzeroni, legato a parer nostro non solo al periodo romano, ma a quello bizantino. Nel tempo, spesso si può osservare il riutilizzo di fortificazioni preesistenti, seppur con modalità diverse. Ancor più tutta la zona indicata era probabilmente ricoperta dai castagni che ora ritroviamo solo nella Selva di Filetto, considerata “luogo sacro”. Il ritrovamento di numerose statue stele sia a Filetto che Sorano e Malgrate potrebbe testimoniarlo. Altri potremmo identificarli in alcune piccole fortificazioni medievali come Muceto, Arzengio. 


Arzengio

  

Scorrendo lungo la via troviamo poi Filetto, il cui nome secondo il Giuliani deriverebbe dal toponimo greco philè-philetes, inteso come tribù-sezioni dell’esercito e dove l’attuale piazza di sopra poteva essere sede di un aggere del VI secolo, legato anche a difesa del vicino kastron Soreon di Filattiera.

 Indi, sempre sulla via di Monte Bardone è Filattiera che è sicuramente il luogo storico ed archeologico più interessante ed importante di tutta la Lunigiana.

Il ritrovamento di ben sette statue stele del periodo eneolitico all’interno e nelle vicinanze della pieve, in parte riutilizzate ed una sola rotta intenzionalmente; la recente scoperta di una necropoli ligure (III a.C.) nella adiacente Quartareccia, dove una statua stele è usata come rivestimento laterale di una tomba a cassetta e prima di due tombe sempre liguri a Castelvecchio, portano a pensare che laddove poi sorgerà la pieve di Santo Stefano e dove era una mansio romana, poi amministrata da gente ligure, vi potesse essere un luogo devozionale.

 Oltre al nome derivato dal Giuliani da fulacteria, inteso come torri di guardia e fissato da lunghi anni di permanenza bizantina, ci sembra  importante l’aspetto militare legato al ritrovamento di una aggere bizantino con ceramiche, doppio fossato e buche per pali sulla collina circostante la pieve, dove erano anche le due tombe liguri dianzi citate; di un aggere e di un acciottolato nel retro pieve che portava all’attuale Borgovecchio, località dove furono trovati reperti bizantini; 


Aggere a Sorano (da Giannichedda)


di un’ipotesi che la pieve stessa potesse essere sorta sui resti di una fortificazione. Alcuni autorevoli studiosi hanno ritenuto che Filattiera potesse essere la sede militare e civile del Kastron Soreon, dove il nucleo originario poteva essere un’arx adiacente l’attuale chiesa di San Giorgio e “attestata dai ruderi esistenti nell’attuale Orto di Giuliani detto il castello e dalla denominazione Sotto il castello…” che indicherebbe un nuova fortificazione altomedievale tale da giustificare il nome Castelvecchio dato all’antecedente castellaro.



Ruderi San Giorgio


Potremmo quindi ipotizzare che al sorgere di fatti guerreschi la civitas surianense potesse essersi trasformata in castrum, il Fulacterium, e che quindi la civitas di Filattiera esistesse realmente, tale da giustificare l’identificazione con il Kastron Soreon.


domenica 15 agosto 2021

 Bizantini  Longobardi e la Lunigiana-8

“A presidio di nodi stradali furono stanziate colonie barbariche di Taifali a Modena, Reggio e Parma, Alamanni sul Po, Sarmati a Forum Fulvi, Cremona, Torino, Aqui, Tortona, Novara Vercelli, Quadrata, Ivrea, Pollentia”. Nel 406 abbiamo l’arruolamento degli schiavi in cambio della libertà e nel 440 viene permesso l’uso delle armi ai cittadini25.

Le stesse città costiere diventano città fortificate, dove anche lì sono gli abitanti protetti da mura, ad operare. Nelle città di pianura infatti i Bizantini costruiscono fortificazioni con lunghe mura, appoggiate da torri aggettanti come già in Oriente e lì si immagazzinano i viveri per le popolazioni; Lungo il limes si creava la vera e propria zona fortificata. Nella concezione imperiale romana il limes era “un insieme di strade fortificate disposte sulla zona marginale dell’impero e costituenti un organismo atto sia alla difesa del proprio territorio, che alla penetrazione del territorio contiguo, tanto se abitato da barbari, quanto se in possesso di popolazioni amiche o alleate26.

                             

Al kàstron e poi al castrum tardo medievale appaiono legate fortificazioni minori, forse turres di segnalazione e/o solo difensive. I militari “greci”, professionisti, sarebbero stanziati nel castrum, per la necessità che tali truppe, ben addestrate, potessero intervenire laddove il fronte avesse ceduto.

In Lunigiana possiamo ipotizzare la presenza di un limes bizantino e ne abbiamo recentemente trattato27 identificando alcune possibili realtà militari di questo, da Luni alla Valtaro. 

Del limes trattano Romeo Pavoni e anche PM.Conti: “Nella Descriptio Giorgio Ciprio elencò due categorie di centri: l'una, nella quale al nome del luogo non è preposta qualifica alcuna e che, per molti ed inequivocabili esempi, è costituita dalle civitates, l'altra, nella quale al toponimo è preposto l'appellativo kàstron (chiara translitterazione greca del latino castrum), contiene l'elenco, sia pur confuso e lacunoso, di quei centri che ebbero la natura giuridica di castrum, tra i quali, appunto, Surianum (Kàstron Soreòn)” 28.

Aggere Sorano, da Giannichedda


Anche al kàstron di Sorano potevano essere collegate una serie di fortificazioni come Bibola, Virgoletta, Filetto, Filattiera, Monte Castro, Caprigliola, Comano, Torre Nocciolo, Apella, Monte S.Antonio, Iera, Treschietto, Monte Castello, Ara della guerra, Previdè, Gravagna, Monte Zucchello, Baselica/Costerbosa, Roccamurata, Tiedoli, Turris, Nociveglia e forse altre ancora da individuare29.

Di fronte a loro, il castrum Aghinolfi di Montignoso, il castrum Nebbla di Solignano, 
 quello di Petramugulana e forse quello di Belforte.

 Prendiamo le mosse nella nostra ricerca dalla Cosmographia dell’Anonimo Ravennate, VII secolo, che cita una serie di castra/civitates bizantini, forse in parte in Lunigiana:... Luni, Pollio, Bibola, Rubra, Cornelia, Bulnezia, Boro, Bexo, Turres, Stacile, Apennina, fino a Munalia, Solaria, Ricina, Genova..., anche se non diamo per scontato che quanto descritto in quest’opera corrisponda in toto alla realtà; la supposta sua derivazione dalla Tabula Peutingeriana, nella zona interessata colma di omissioni e l’inserimento di nomi lì non citati come Bibola, Rubra, Cornelium, Turres,non può essere sufficiente garanzia.
Potremmo comunque ipotizzare due sistemi difensivi che entrano e si sviluppano in Lunigiana, originanti dal castrum Aghinolfi di Montignoso forse ricordato da Giorgio Ciprio che per  Mario Nobili è ”…senza dubbio il Castellum Aginulfi, quale riappare nella documentazione a partire dal 1055, non è lo stesso per struttura fisica e funzione di quello documentato nell’VIII secolo che probabilmente rimanda ad una struttura bizantina e forse tardo-antica. Se allora potè essere un punto fortificato di un limes (quello bizantino), caratterizzato dalla persistenza di quella fortificazione (età longobarda)…”

Castello Aghinolfi


Aggiunge U.Formentini “Il primo del primo forzamento del limite della Marittima, avvenne nella Versilia, già occupata al tempo di re Agilulfo (Castrum Aghinulfi), oggi Montignoso, con tracce di strutture militari longobardiche; v.anche la leggenda della regina Teodolinda in Luneria…”

 Importante dopo Montignoso è Luni, la Luna romana, dedotta a colonia nel 177 a.C.  di cui scrive Luisa Banti “a qualche chilometro di distanza dal mare, sulla sinistra della Magra, alcuni ruderi nella pianura fertile e coltivata indicano il luogo dove sorgeva Luna. La pianta della città è un quadrato irregolare più largo a nord: è facilmente ricostruibile, perchè delle mura di cinta esistono quasi dappertutto le fondamenta ed in parte l'alzato che forma un ripiano largo m. 2,20- 3,00,... Le mura sono formate da grossi blocchi di pietra del vicino promontorio del Corvo; nessuna traccia delle <<candentia moenia>>, di cui parlano Rutilio Namaziano e Ciriaco da Ancona”.

 

Luni

                                             25-  R.Pavoni: Liguria medievale, 1992.

                              26-F.Siano: Le fortificazioni bizantine, pratica e teoria…,op. cit. 

27-  S.Santini: Possibili fortificazioni…,op.cit.

              28-   PM.Conti: Ricerche sull’organizzazione…, op.cit.

    29- S.Santini: Possibili fortificazioni…, op.cit.



 Pontremoli e il Registrum Magnum del Comune di Piacenza Di poi il 6/11/1194 abbiamo i Capitoli della pace tra il marchese Moroello Malaspin...