Bizantini Longobardi e la Lunigiana-9
Dopo Luni, abbandonando la costa si entra in Lunigiana, vallata
che pare assomigliare ad una conca circondata dalle montagne; a destra la
catena appenninica dell’Arpa dove
però alcuni monti possono forse richiamare precedenti invasioni come i Marcomanni da cui il Marmagna, e a sinistra una serie di vette più basse,
confinanti con la Valtaro e che secondo il Giuliani hanno da sempre permesso un
rapporto stretto fra genti di quelle vallate.
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| Il Marmagna |
L’importanza politica e
militare di questo tratto ci viene dal Capitolare
di Kierzy del 752 e ripreso nel 774, dove troviamo che la richiesta del
Papa sui possedimenti nella Penisola ha come confine una linea che dalla
Corsica saliva a Luni, Sorano, Monte Bardone, Berceto, Parma, Reggio e
Monselice, forse una via già presente nel periodo bizantino.
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| Castello di Bibola |
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| Torre di San Caprasio |
Riteniamo quindi
possibile, legandoci a quanto detto prima sul valore delle carte geografiche di
allora, di assimilare tale fortificazione alla Rubra citata dall’Anonimo.
Si è sempre ritenuto che Rubra fosse il castrum vetus, si dice
situato a monte lungo il Taverone in località Castrovecchio, sull’antica “via
del sale” per Monti e Licciana e dove è segnalato il ritrovamento di monete. Di
questo però non si hanno segnalazioni archeologiche.
La distanza
fra le due località è minima, meno di due chilometri, e nulla può ostare che al
tempo tutta la località sia Rubra o che comunque l’Anonimo non
disponesse di ragguagli adeguati.
Tale torre
forse potrebbe rappresentare un tentativo ben studiato di rinforzare le difese
a monte della “strettoia“ di Aulla, nei riguardi di un’offensiva proveniente da
Luni.
Possiamo pensare che lungo il percorso, in gran parte pianeggiante della via di Monte Bardone, fra Aulla e Pontremoli possano ritrovarsi una serie di castra o stanziamenti tribali legati e/o al soldo dei Bizantini, a difesa e controllo di una via già importante che da Rubra saliva a “Fornoli, Sterpilla, Fornace, Virgoletta, Filetto”.
Tale nel piano di Virgoletta, quello indicato da Gianfranco Lazzeroni, legato a parer nostro non solo al periodo romano, ma a quello bizantino. Nel tempo, spesso si può osservare il riutilizzo di fortificazioni preesistenti, seppur con modalità diverse. Ancor più tutta la zona indicata era probabilmente ricoperta dai castagni che ora ritroviamo solo nella Selva di Filetto, considerata “luogo sacro”. Il ritrovamento di numerose statue stele sia a Filetto che Sorano e Malgrate potrebbe testimoniarlo. Altri potremmo identificarli in alcune piccole fortificazioni medievali come Muceto, Arzengio.
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| Arzengio |
Scorrendo lungo la via troviamo poi Filetto, il cui nome secondo il Giuliani
deriverebbe dal toponimo greco philè-philetes, inteso come tribù-sezioni dell’esercito e dove
l’attuale piazza di sopra poteva essere sede di un aggere del VI secolo, legato anche a difesa del vicino kastron Soreon di Filattiera.
Il ritrovamento di ben sette statue
stele del periodo eneolitico all’interno e nelle vicinanze della pieve, in
parte riutilizzate ed una sola rotta intenzionalmente; la recente scoperta di
una necropoli ligure (III a.C.) nella
adiacente Quartareccia, dove una
statua stele è usata come rivestimento laterale di una tomba a cassetta e prima
di due tombe sempre liguri a Castelvecchio, portano a pensare che laddove poi
sorgerà la pieve di Santo Stefano e dove era una mansio romana, poi amministrata da gente ligure, vi potesse essere
un luogo devozionale.
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| Aggere a Sorano (da Giannichedda) |
di un’ipotesi che la pieve stessa potesse essere sorta sui resti di una fortificazione. Alcuni autorevoli studiosi hanno ritenuto che Filattiera potesse essere la sede militare e civile del Kastron Soreon, dove il nucleo originario poteva essere un’arx adiacente l’attuale chiesa di San Giorgio e “attestata dai ruderi esistenti nell’attuale Orto di Giuliani detto il castello e dalla denominazione Sotto il castello…” che indicherebbe un nuova fortificazione altomedievale tale da giustificare il nome Castelvecchio dato all’antecedente castellaro.
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| Ruderi San Giorgio |
Potremmo quindi ipotizzare che al sorgere di fatti guerreschi la civitas surianense potesse essersi
trasformata in castrum, il Fulacterium, e che quindi la civitas di Filattiera esistesse
realmente, tale da giustificare l’identificazione con il Kastron Soreon.











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