giovedì 19 agosto 2021

 Bizantini Longobardi e la Lunigiana- 10

Salendo, dopo l’attuale Pontremoli, peraltro citata per la prima volta nel 990 nel viaggio di ritorno di Sigeric e dove possiamo solo ipotizzare che a Monte Carnevale vi fosse una fortificazione assimilabile a Monte Castello, ci sembra importante valutare a monte di Mignegno quel toponimo Monte Castro, citato anche nelle carte del catasto Leopoldino e che riconosce due località, Monte Castro e Fossola, forse un’opera difensiva a protezione del castrum che notoriamente era composto di varie opere di difesa. Una voce girataci da uno dei proprietari racconta che lì dove passava la vecchia via, vi era una stazione di posta per il cambio cavalli. Per di più, a lato dello stesso, al confine con la via del Brattello forse un altro castrum, Belcastro.

 


Monte Castro

La serie di fortificazioni di contro crinale inizierebbe dopo Bibola, salendo verso la Valtaro e sempre nella zona alle dipendenze del Kàstron Soreòn.                  

Viene citato il sito di Torre Nocciolo dove sono i resti di  una torre con tre fossati ricondotta al periodo bizantino, anche se “accurate ricerche di superficie” vorrebbero ricondurla al XIII/XIV secolo; di questo mancano in assoluto conferme storiche.

Torre Nocciolo

Vicino a questa è Comano, ipotizzato già conciliabolum ligure forse legato al castellaro ricordato dal Formentini e pago romano, dove poi potrebbe essere sorto il complesso altomedievale ed in seguito, nel secondo incastellamento, la fortificazione dei Malaspina.

E’ stata proprio la funzione di controllo sulle vie del reggiano suggeritaci dal mastio attuale a permetterci di ipotizzare tale presenza.

 

Comano

 Da Comano si poteva controllare il castellaro di  S.Antonio fra Bagnone ed Apella, anche questo con tre fossati ed altre opere, che si collega a Iera e Treschietto, posti a guardia delle vie per l’alto parmense e reggiano e di cui scrive il Formentini: “.…Dalla maggiore eminenza dell’acropoli, l'occhio sfiora la vetta del m. S. Antonio (metri 956) tra la valle del Bagnone e quella del Taverone. Una depressione del Monte Bosta permette questo tragitto visivo di oltre 12 chilometri in linea d'aria; e la torre del castello segna un punto preciso e pressochè unico di questa veduta. M. S. Antonio, visitato successivamente dal Ferrari e da me, non ha dato segni apprezzabili d'antichi fortilizi, ma la vetta serba il nomeCastellaro e uno dei nomi comprensivi del massiccio è quello diMonti della Guardia”. Il m.S. Antonio vigila direttamente le discese dell'alta catena dell'Appennino fra il Sillara e il Bocco e il grande valico di Linari. La stessa vetta comunica, a breve distanza, col m. Torre Nocciolo (m. 944) fra il Taverone e il Rosaro. Questa punta conserva tracce notevolissime, che già furono da, me erroneamente apprezzate come tracce preistoriche. Nuove e ripetute salite ed uno scavo superficiale, fatto a mie mani, mi hanno rivelato la presenza di antiche opere murarie. Questi avanzi non possono essere che quelli di una torre di segnalazione. Constano della base d'una torre circolare, circondata, in breve giro d'un triplice vallo a trincea, ancora assai profondo; un altro sistema di trincee meno definibili, in parte colmate, rafforza il lato meno ripido della vetta, verso Nord”.

 

Castello Malaspina di Treschietto

Castello Malaspina di Iera

Castellaro di Sant'Antonio

Treschietto potrebbe essere collegato con il sito più conosciuto, Monte Castello, segnalato da don Simone de Briganti nel XIX secolo e ripreso nel secolo scorso dal Ferrari e dal Formentini, poi indagato recentemente dall’ISCUM di Genova. Certamente una costruzione non improvvisata, forse gota, a cui nel tempo abbiamo attribuito la reale possibilità fosse il vero Kastron Soreon o una componente di esso, ma ci conforta sempre la possibilità che potesse essere quel Cornilia dell’Anonimo che il Formentini riporta alla vicina Corniglio parmense e di cui però non abbiamo evidenze storico-archeologiche. Manfredo Giuliani poi indica la possibilità che sia quel castrum citato negli Statuti di Parma nel XIII e XIV secolo, a cui fanno contorno una serie di fortificazioni medievali come Muceto, Castrum Arzengi, Serravalle e Rocca Sigillina.

 

Monte Castello

Torre di Monte Castello

Mura di Monte Castello

 Monte Castello potrebbe essere collegato a vista con una fortificazione della Valdantena da una turris posta in Logarghena, il medievale mons Ogarga, che guarda i due lati opposti delle vallate di Caprio e Pracchiola.  Al riguardo ci hanno segnalato a monte dell’oratorio Sant’Antonio, i ruderi quasi rasati di una possibile fortificazione in località detta “ara di guerra”.

In Valdantena troviamo poi la segnalazione di alcune fortificazioni di cui non esistono studi archeologici, Pracchiola, Previdè e Gravagna, peraltro poste lungo vie di commercio e di guerra fra il Parmense e la Lunigiana.



La Rocchetta di Pracchiola (da Magnotta)


Previdè di cui esistono ancora i ruderi di una torre, potrebbe essere il collegamento visivo con Gravagna/Montale di cui trattano brevemente il Giuliani ed altri.

Ruderi di torre di Previdè


Il castello di Gravagna è segnalato su di un’altura e i resti vengono distrutti dal passaggio del metanodotto. 

Sul dosso spianato era il castello di Gravagna


Gravagna forse è collegata con Monte Zucchello o Bastia la cui “sommità è contraddistinta dalla presenza di due cime poste a una distanza di circa 120 m. una dall’altra. Quella posta più a settentrione ha un’ altezza di circa 1.206 m, mentre quella  posta più a sud ha un altezza di 1197 . E’ su questa cima che si trovano alcune tracce murarie riconducibili ad una fortificazione di età medievale, Monte Zucchello, detto anche monte Bastia”.

A sua volta la Bastia può collegarsi con il Monte Castro, già citato.

 

Monte Zucchello

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