Bizantini Longobardi e la Lunigiana- 10
Salendo, dopo l’attuale Pontremoli, peraltro
citata per la prima volta nel 990 nel viaggio di ritorno di Sigeric e dove possiamo solo ipotizzare
che a Monte Carnevale vi fosse una
fortificazione assimilabile a Monte Castello, ci sembra importante valutare a
monte di Mignegno quel toponimo Monte
Castro, citato anche nelle carte del catasto Leopoldino e che riconosce due
località, Monte Castro e Fossola,
forse un’opera difensiva a protezione del castrum
che notoriamente era composto di varie opere di difesa. Una voce girataci da
uno dei proprietari racconta che lì dove passava la vecchia via, vi era una
stazione di posta per il cambio cavalli. Per di più, a lato dello stesso, al
confine con la via del Brattello forse un altro castrum, Belcastro.
La serie di fortificazioni di contro
crinale inizierebbe dopo Bibola, salendo verso la Valtaro e sempre nella zona
alle dipendenze del Kàstron Soreòn.
Viene citato il sito di Torre Nocciolo
dove sono i resti di una torre con tre
fossati ricondotta al periodo bizantino, anche se “accurate ricerche di superficie” vorrebbero ricondurla al XIII/XIV
secolo; di questo mancano in assoluto conferme storiche.
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| Torre Nocciolo |
Vicino a questa è Comano, ipotizzato già conciliabolum ligure forse legato al castellaro ricordato dal Formentini e pago romano, dove poi potrebbe essere sorto il complesso altomedievale ed in seguito, nel secondo incastellamento, la fortificazione dei Malaspina.
E’ stata proprio la funzione di
controllo sulle vie del reggiano suggeritaci dal mastio attuale a permetterci
di ipotizzare tale presenza.
Da Comano si poteva controllare il castellaro
di S.Antonio
fra Bagnone ed Apella, anche questo con tre fossati ed altre opere, che si
collega a Iera e Treschietto, posti a guardia delle vie per l’alto parmense e
reggiano e di cui scrive il Formentini: “.…Dalla maggiore eminenza dell’acropoli, l'occhio sfiora la
vetta del m. S. Antonio (metri 956)
tra la valle del Bagnone
e quella
del Taverone. Una depressione
del Monte Bosta permette questo tragitto visivo di oltre
12 chilometri in linea d'aria; e
la torre del castello segna
un punto
preciso e pressochè unico di questa veduta. M. S. Antonio, visitato
successivamente dal Ferrari e da me, non ha
dato segni apprezzabili d'antichi fortilizi,
ma la vetta serba il nome
“Castellaro”
e uno dei nomi
comprensivi
del massiccio è quello
di ”Monti della Guardia”.
Il m.S. Antonio vigila direttamente le discese dell'alta catena dell'Appennino fra il Sillara e il Bocco e il
grande valico di Linari. La
stessa vetta
comunica, a
breve distanza, col m.
Torre Nocciolo (m.
944) fra il Taverone e il Rosaro. Questa
punta conserva tracce notevolissime, che
già furono da,
me erroneamente
apprezzate come tracce
preistoriche. Nuove
e ripetute
salite ed uno
scavo superficiale,
fatto a mie
mani, mi hanno rivelato la
presenza di antiche opere
murarie. Questi avanzi
non possono essere che
quelli di una torre di
segnalazione. Constano della base d'una
torre circolare, circondata,
in breve giro
d'un triplice
vallo a trincea, ancora assai profondo; un altro sistema di trincee meno definibili, in parte colmate,
rafforza
il lato meno ripido della
vetta, verso Nord”.

Castello Malaspina di Treschietto 
Castello Malaspina di Iera 
Castellaro di Sant'Antonio
Treschietto potrebbe essere collegato
con il sito più conosciuto, Monte
Castello, segnalato da don Simone de Briganti nel XIX secolo e ripreso nel
secolo scorso dal Ferrari e dal Formentini, poi indagato recentemente
dall’ISCUM di Genova. Certamente una costruzione non improvvisata, forse gota,
a cui nel tempo abbiamo attribuito la reale possibilità fosse il vero Kastron Soreon o una componente di esso,
ma ci conforta sempre la possibilità che potesse essere quel Cornilia dell’Anonimo che il Formentini riporta alla vicina Corniglio
parmense e di cui però non abbiamo evidenze storico-archeologiche. Manfredo
Giuliani poi indica la possibilità che sia quel castrum citato negli Statuti di Parma nel XIII e XIV secolo, a cui
fanno contorno una serie di fortificazioni medievali come Muceto, Castrum Arzengi,
Serravalle e Rocca Sigillina.

Monte Castello Torre di Monte Castello Mura di Monte Castello
Monte
Castello potrebbe essere collegato a vista con una
fortificazione della Valdantena da una turris
posta in Logarghena, il medievale mons
Ogarga, che guarda i due lati opposti delle vallate di Caprio e
Pracchiola. Al riguardo ci hanno
segnalato a monte dell’oratorio Sant’Antonio, i ruderi quasi rasati di una
possibile fortificazione in località detta “ara
di guerra”.
In Valdantena troviamo poi la
segnalazione di alcune fortificazioni di cui non esistono studi archeologici,
Pracchiola, Previdè e Gravagna, peraltro poste lungo vie di commercio e di
guerra fra il Parmense e la Lunigiana.
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| La Rocchetta di Pracchiola (da Magnotta) |
Previdè di cui esistono ancora i ruderi
di una torre, potrebbe essere il collegamento visivo con Gravagna/Montale di
cui trattano brevemente il Giuliani ed altri.
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| Ruderi di torre di Previdè |
Il castello di Gravagna è segnalato su di un’altura e i resti vengono distrutti dal passaggio del metanodotto.
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| Sul dosso spianato era il castello di Gravagna |
Gravagna forse è collegata con Monte Zucchello o Bastia la cui “sommità è contraddistinta dalla
presenza di due cime poste a una distanza di circa 120 m. una dall’altra.
Quella posta più a settentrione ha un’ altezza di circa 1.206 m, mentre
quella posta più a sud ha un altezza di
1197 . E’ su questa cima che si trovano alcune tracce murarie riconducibili ad
una fortificazione di età medievale, Monte Zucchello, detto anche monte Bastia”.
A sua volta la Bastia può collegarsi con il Monte Castro, già citato.










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