Bizantini, Longobardi e la Lunigiana-1
Sandro Santini
Premessa
Recentemente abbiamo cercato di individuare la possibile presenza di un limes bizantino in Lunigiana e nella valle del Taro1. Importante potrebbe anche essere la constatazione di una presenza differenziata nelle due valli contigue fra Bizantini e Longobardi, ovvero che dalla storia e dalla toponomastica si possa evincere che i Bizantini fossero a lungo presenti in Lunigiana, ma forse già dal tempo di Autari assenti in alta Valtaro, dove ancora non si è potuto attribuire l’appartenenza della Turris valtarese ai fines surianenses o a quelli arquatenses.
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| Registrum magnum del Comune di Piacenza |
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| Il confine da Giorgio Petracco |
La storia
Nel 395 muore Teodosio e divide l’impero fra i figli continuando l’esperienza
della Tetrarchia proposta un secolo prima da Diocleziano. L’Oriente va ad Arcadio con Ruffino e l’occidente ad Onorio
con Stilicone. Nello stesso anno i
Visigoti eleggono rex, Alarico ed invadono la Grecia.
Inizia
qui la storia dell’involuzione del paese o meglio della caduta dell’Impero
romano d’Occidente. Stilicone, grande
generale barbaro come ormai la maggior parte delle milizie romane, muore poi
nel 408, forse avvelenato.
Bisanzio
invece prospera e mantiene il dominio sulla Grecia, su parte della Russia, su
diversi paesi dell’Est, sulle isole, su parte dell’Asia minore e dell’Africa
costiera e commercia con loro per mezzo della sua potente flotta. Deve
naturalmente confrontarsi con popoli vicini e lontani come gli Unni, gli Avari,
gli Alani, i Bulgari, gli Svevi, ma li combatte e li contiene con diverse
strategie.
Momento qualificante di questa strategia può essere l’esercito, perfettamente addestrato all’uso delle varie armi, in particolare dell’arco, appreso combattendo gli Unni e altresì assistito da diversi piani strategici, descritti in manuali pratici come lo Strategikon di Maurizio.
L’Impero distribuiva poi oro a coloro che lo minacciavano, con la fondata speranza di vederlo poi ritornare coi commerci, in quanto questi popoli in genere solo guerrieri potevano vivere solo di prede, ma poi erano affascinati dai beni materiali dei Bizantini.
Ancora l’uso sottile della diplomazia e dell’intrigo, anche se non era presente un ministero per gli Affari Esteri, consentiva di alternare promesse di pace e di guerra verso uno stesso popolo mettendolo alternativamente in guerra con altri per creare insomma una situazione di perenne incertezza nelle alleanze con Bisanzio, nella convinzione che distrutto un popolo, subito se ne sarebbe presentato un altro. Importante poi la corruzione di capi nemici, con oro, con cariche onorifiche, con vestiti nobiliari di cui si pavoneggiavano3.
1-
S.Santini: Possibili
fortificazioni bizantine fra Lunigiana e Valtaro, ASPP, 2017.
2-
E.Falconi-R.Peveri (a cura di): Il Registrum
Magnum del Comune di Piacenza, Reg.141 e 142; G.P.Bognetti: Il gastaldato longobardo, L’età longobarda, 1966.
3-
Ne tratta ampiamente E. Luttwak: La grande
strategia dell’Impero bizantino, Rizzoli, 2009.



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