martedì 10 agosto 2021

Bizantini, Longobardi e la Lunigiana-1

 Sandro Santini


Premessa

Recentemente abbiamo cercato di individuare la possibile presenza di un limes bizantino in Lunigiana e nella valle del Taro1. Importante potrebbe anche essere la constatazione di una presenza differenziata nelle due valli contigue fra Bizantini e Longobardi, ovvero che dalla storia e dalla toponomastica si possa evincere che i Bizantini fossero a lungo presenti in Lunigiana, ma forse già dal tempo di Autari assenti in alta Valtaro, dove ancora non si è potuto attribuire l’appartenenza della Turris valtarese ai fines surianenses o a quelli arquatenses

Registrum magnum del Comune di Piacenza

Lo potrebbe testimoniare il Placito dell’854 a Moregnano, in cui gli inviati dell’imperatore Lodovico II dirimono la lite fra le parmensi pievi di Varsi in Valceno e Fornovo in Valtaro per la riscossione delle decime e ne riconfermano i rispettivi confini, rifacendosi a quelli dell’invasione longobarda nella valle del Taro, fissati sulla sinistra del fiume Taro e del torrente Gotra, di cui diremo2.  

Il confine da Giorgio Petracco
    

   La storia

 Nel 395 muore Teodosio e divide l’impero fra i figli continuando l’esperienza della Tetrarchia proposta un secolo prima da Diocleziano. L’Oriente va ad Arcadio con Ruffino e l’occidente ad Onorio con Stilicone. Nello stesso anno i Visigoti eleggono rex, Alarico ed invadono la Grecia.

Inizia qui la storia dell’involuzione del paese o meglio della caduta dell’Impero romano d’Occidente. Stilicone, grande generale barbaro come ormai la maggior parte delle milizie romane, muore poi nel 408, forse avvelenato.

Bisanzio invece prospera e mantiene il dominio sulla Grecia, su parte della Russia, su diversi paesi dell’Est, sulle isole, su parte dell’Asia minore e dell’Africa costiera e commercia con loro per mezzo della sua potente flotta. Deve naturalmente confrontarsi con popoli vicini e lontani come gli Unni, gli Avari, gli Alani, i Bulgari, gli Svevi, ma li combatte e li contiene con diverse strategie.

Momento qualificante di questa strategia può essere l’esercito, perfettamente addestrato all’uso delle varie armi, in particolare dell’arco, appreso combattendo gli Unni e altresì assistito da diversi piani strategici, descritti in manuali pratici come lo Strategikon di Maurizio.

L’Impero distribuiva poi oro a coloro che lo minacciavano, con la fondata speranza di vederlo poi ritornare coi commerci, in quanto questi popoli in genere solo guerrieri potevano vivere solo di prede, ma poi erano affascinati dai beni materiali dei Bizantini.                                                                           

Ancora l’uso sottile della diplomazia e dell’intrigo, anche se non era presente un ministero per gli Affari Esteri, consentiva di alternare promesse di pace e di guerra verso uno stesso popolo mettendolo alternativamente in guerra con altri per creare insomma una situazione di perenne incertezza nelle alleanze con Bisanzio, nella convinzione che distrutto un popolo, subito se ne sarebbe presentato un altro. Importante poi la corruzione di capi nemici, con oro, con  cariche onorifiche, con vestiti nobiliari di cui si pavoneggiavano3

1-      S.Santini: Possibili fortificazioni bizantine fra Lunigiana e Valtaro, ASPP, 2017.

2-      E.Falconi-R.Peveri (a cura di): Il Registrum Magnum del Comune di Piacenza, Reg.141 e 142; G.P.Bognetti: Il gastaldato longobardo, L’età longobarda, 1966.

3-      Ne tratta ampiamente E. Luttwak: La grande strategia dell’Impero bizantino, Rizzoli, 2009.


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