venerdì 13 agosto 2021

 Bizantini, Longobardi e la Lunigiana- 5

Anche in Lunigiana come altrove i Bizantini detti Greci, potrebbero avere riutilizzato alcune fortificazioni dei Goti ed in particolare avrebbero demandato a popolazioni germaniche o gotiche la difesa di questi castelli. I guerrieri impiegati utilizzerebbero le terre demaniali, i cd. fundi limitanei, per il mantenimento delle loro famiglie, alternando così lavoro e servizio militare13.

Il termine Greci verrebbe usato in termini offensivi dai nemici, quando in realtà definiscono se stessi come Romanoi o Romani, ma si segnala l’adozione della lingua greca nell’esercito dopo il 610 ai tempi di Eraclio, anche se già era presente assieme al latino ai tempi di Giustiniano14 a dimostrazione del loro legame con la civiltà greca e romana classica, che si accompagnava alla frequentazione di una stessa religione, seppur divisa fra scismi e compromessi.

Sconfitti i Goti, i Bizantini si pongono subito il problema dell’organizzazione amministrativa del paese e per quanto ci riguarda della zona. Nascono così i fines o distretti, che riconoscono un centro che ne controlla l’attività sia amministrativa e in caso di guerra anche militare, compito demandato al magister militum

In Lunigiana ne sono citati tre, i surianenses che fanno capo a Sorano/Filattiera, i lunenses a Luni ed i carfanienses a Piazza al Serchio, dove è segnalato un castellum de Carfaniana menzionato per la prima volta nel 798, ma del quale con l’identificazione di una necropoli longobarda presso Piazza al Serchio potrebbe anticiparsene la datazione. Questo nel secolo VIII assumerebbe il ruolo di capoluogo dei fines carfanienses

Ricostruzione della Filattiera bizantina (Mannoni)


Al tempo dei Longobardi e poi dei

                         Figura 3 Castellarquato

Franchi, una parte di questo territorio verrebbe assegnata al gastaldato longobardo di Bismantova che dipenderà da Parma.

Il confine sembra essere stato riconosciuto nell’attuale Aulla, fra Taverone ed Aulella, anche se potrebbe trattarsi un confine indifferenziato.

A nord i surianenses confinerebbero alla sinistra del Taro con i piacentini fines arquatenses di Castellarquato15.

Castellarquato


A capo del kàstron che controllava i fines, come ricordato, era il magister militum che poteva assommare in sè poteri militari e civili e che dipendeva dall’Esarca di Ravenna.

Ne scrive L.Lavia:La provincia d’Italia, come veniva ufficialmente denominato il complesso dei possedimenti greci della penisola, comprendeva allora sette grandi governatori amministrati da duchi, chiamati talora magistri militum: l’Istria, il Veneto, l’Esarcato, la Pentapoli, Roma, Napoli, la Liguria. Verso la fine del dominio bizantino, poco prima delle conquiste longobarde, l’esarcato d’Italia, che aveva perduto la Liguria dal 640, comprendeva solamente le seguenti giurisdizioni: l’Istria, il ducato di Venezia, il ducato di Ferrara, l’Esarcato, i ducati della Pentapoli, di Perugia, di Roma, di Napoli e di Calabria”16

La Storia richiama un magister chiamato Aldium, citato da Gregorio Magno nel 599, a cui il papa chiede tramite il vescovo Venanzio di nominare nuovi sacerdoti per combattere l’idolatria. Tale ricostruzione presenta a detta di molti inesattezze sia sul vescovo che sul magister, in quanto tali nomi sono presenti al tempo in altra zona, anche se si è proposta la possibilità di farli comparire in entrambe, seppur non in contemporanea.

Si è sempre pensato che il tema “idolatria” riguardasse le popolazioni locali ancora legate al culto delle statue stele, quelle che qualcuno identifica come i Penati citati da Tito Livio in occasione della deportazione degli Liguri Apuani nel Sannio.

Problema probabilmente da riesaminare in quanto il paganesimo potrebbe più facilmente riguardare quelle famiglie dianzi citate di origine gota o tedesca e a questi potrebbe rivolgersi quell’idola fregit riportato nella Lapide di Leodegar.

Lapide di Leodegar

La presenza ed adorazione delle statue stele probabilmente è ormai in declino; si pensi all’utilizzo della Sorano VII come parete della tomba ligure alla Quartareccia del III secolo a.C. ed il Concilio di Nantes del 660 lo confermerebbe.

La sede dei fines surianenses è Sorano e lì è il Kàstron Soreòn citato nella Descriptio orbis romani di Giorgio di Cipro composta forse intorno al 580 ai tempi di Tiberio II, dove l’autore elenca tutte le fortificazioni bizantine. L’importanza di Sorano è  riconosciuta nel Capitolare di Kierzy del 754 in cui si parla di una linea: Corsica, Luni, Sorano, Berceto, Parma, Reggio, Monselice che il Papa sulla base della falsa Dedicatio Costantini, propone ai Franchi come divisoria dell’Italia. Il Fumagalli e il Citter ipotizzano anche Sorgnano di Carrara che però è situato prima di Luni e di cui non abbiamo altre citazioni17.

13-      PM.Conti: Ricerche sull’organizzazione…, op.cit.

14-      U.Formentini: Scavi e ricerche sul limes bisantino nell’appennino lunense-parmense, ASPP, 1930.

15-      Nel Piacentino oltre ai Castellana sono segnalati altri due fines: i Medianenses di Mezzano Scotti e gli Aucenses di Cortemaggiore e nel Parmense troviamo i confinanti e omonimi fines Parmenses. Nella Tuscia  sono stati identificati altri fines come a Gattaia, Isola d’Elba e Mugello e come quelli del Castrum Aghinolfi a Montignoso.

16-      L. Lavia: Fonti scritte e fonti archeologiche nell’occupazione di una provincia periferica bizantina:La conquista della Provincia Maritima Italorum, relatore: Paolo de Vingo, 2015/16.

17-      Anche Pavoni come il Formentini e tanti altri riconosce come sede del Kàstron Soreòn, il castello bizantino di Filattiera su cui pochissimi studiosi invece, non concordano.

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