sabato 14 agosto 2021

 Bizantini e Longobardi e la Lunigiana-6

                                   

I Bizantini edificano il castello di Filattiera che verrebbe costruito a lato dell’attuale chiesa di San Giorgio la cui torre potrebbe esserne il mastio, seppur in seguito modificato e/o ricostruito e intanto il borgo di Filattiera si rinforzerebbe con torri. Non abbiamo date precise, ma il fenomeno si svilupperebbe certamente con l’arrivo dei Longobardi.


San Giorgio a Filattiera 


Questi calano nel 568, con una veloce discesa lungo l’Italia del nord e con l’occupazione di Parma, Reggio e Lucca che diventerà poi la sede del ducato più  importante della Toscana, forse transitando per il passo di Pradarena.

 La rapida avanzata non comprendebbe un territorio che si estende a nord di Luni o forse da Castellina in Chianti sino ai confini con la Francia, la cd Maritima italorum.  

Questa ingloba quindi tutta l’attuale Lunigiana, la val di Vara e si estende sino al Taro, travalicando quindi il crinale. Lo testimonia il diploma del re longobardo Pertarido del 673 che riprende i precedenti di Adaloaldo e Arioaldo, in cui scrive che i Longobardi, pensiamo piacentini, avevano occupato la Valtaro fra la sinistra Taro e la sinistra del torrente Gotra. Quelli di Parma a nostro avviso, forse in un secondo momento si sarebbero fermati alla destra del torrente Cogena.

La vallata del Cogena

I giudicati in oggetto scrivono di un confine bizantino compreso fra la destra Gotra e destra Taro. Indifferenziato o comunque bizantino poteva essere forse al momento quello verso valle, dopo Roccamurata e dove i Bizantini avevano due fortificazioni a Petramugulana e al castrum Nebbla di Solignano18. I Longobardi di Parma avrebbero potuto occuparli o salendo da Fornovo e/o Sala Baganza direttamente o scendendo da Berceto, verso Belforte, poi fortificato, lungo la via che saliva dal Groppo della Tassara; quella che probabilmente percorsero nel 1475 le artiglierie di Carlo VIII dopo l’incendio di Pontremoli, come raccontato dal biografo Marin Sanudo

                                         



                                                                                                                                                                     

                                                          Groppo della Tassara

La conquista dell’alta Valtaro potrebbe essere datata ai dieci anni dell’Interregno quando i duchi longobardi di Piacenza, Parma e Reggio si erano sottomessi all’Esarca Romano che aveva espugnato Mantova e Modena e poi inviati in Persia, da dove però sarebbero rientrati senza essere stati pagati. La conquista di queste terre e la determinazione dei loro confini potrebbe essere stata tollerata o frutto di una transazione ricompensatoria con l’Esarca19.

La Lunigiana con l’alta Valtaro farà quindi parte della Maritima bizantina e come scrive il Pavoni, le fortezze appenniniche emiliane dopo la sconfitta di Baduario (576) verrebbero unite dai Bizantini sotto uno stesso comando con quelle toscane: “…il Kastron Soreon di Filattiera, Castellina, Il Mugello e Fiume di Gattaia, in Val di Sieve. Così la dorsale appenninica dalla Cisa alla pieve di Santo Stefano e forse a Città di Castello, costituì una circoscrizione militare bizantina”20. Quindi i Bizantini si impegnerebbero a rafforzarla forse utilizzando come già detto, anche fortificazioni gotiche adattate da “tecnici greci” e facendo costruire piccole postazioni militari intermedie come le torri fra loro collegate a vista tramite segnalazioni, sia nelle vallate minori che sui controcrinali.

“Solitamente i forti sorgevano ad una distanza di 15-30 km, corrispondente alle normali tappe degli eserciti in marcia; più o meno ogni 45 km si ritrovavano centri fortificati di maggiori dimensioni: questa distanza si adattava alle tappe delle vie carovaniere. Dal limes interior partivano infatti grandi vie carovaniere che si inoltravano nei territori delle popolazioni alleate o sottomesse che le presidiavano. Mentre il dispositivo limitaneo serve al contenimento dei disordini locali, la difesa vera e propria è affidata all’armata mobile.”21


18-      PP.Bonacini segnala anche i castella di Persicum (La Persica di Salsomaggiore), Berteradi (Castello di Scipione) oltre a quello di Solignano, occupati poi dai Longobardi.

19-      R.Pavoni: Dalla curtis bobbiese al Borgo della Valle del Taro, Borgotaro, 2002, Atti del convegno su Borgotaro e i Fieschi, Borgo val di Taro, 1998.

20-      Ibidem.

21-      F. Siano: Le fortificazioni bizantine, pratica e teoria, tesi magistrale, rel. Prof.G.Salmeri, 2013.

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