Bizantini e Longobardi e la Lunigiana-6
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| San Giorgio a Filattiera |
Questi
calano nel 568, con una veloce discesa lungo l’Italia del nord e con
l’occupazione di Parma, Reggio e Lucca che diventerà poi la sede del ducato più
importante della Toscana, forse transitando
per il passo di Pradarena.
La rapida avanzata non comprendebbe un territorio che si estende a nord di Luni o forse da Castellina in Chianti sino ai confini con la Francia, la cd Maritima italorum.
Questa ingloba quindi tutta l’attuale Lunigiana, la val di Vara e si estende sino al Taro, travalicando quindi il crinale. Lo testimonia il diploma del re longobardo Pertarido del 673 che riprende i precedenti di Adaloaldo e Arioaldo, in cui scrive che i Longobardi, pensiamo piacentini, avevano occupato la Valtaro fra la sinistra Taro e la sinistra del torrente Gotra. Quelli di Parma a nostro avviso, forse in un secondo momento si sarebbero fermati alla destra del torrente Cogena.
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| La vallata del Cogena |
I giudicati in oggetto scrivono di un confine bizantino compreso fra la destra Gotra e destra Taro. Indifferenziato o comunque bizantino poteva essere forse al momento quello verso valle, dopo Roccamurata e dove i Bizantini avevano due fortificazioni a Petramugulana e al castrum Nebbla di Solignano18. I Longobardi di Parma avrebbero potuto occuparli o salendo da Fornovo e/o Sala Baganza direttamente o scendendo da Berceto, verso Belforte, poi fortificato, lungo la via che saliva dal Groppo della Tassara; quella che probabilmente percorsero nel 1475 le artiglierie di Carlo VIII dopo l’incendio di Pontremoli, come raccontato dal biografo Marin Sanudo
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La conquista dell’alta Valtaro potrebbe essere datata ai dieci anni dell’Interregno quando i duchi longobardi di Piacenza, Parma e Reggio si erano sottomessi all’Esarca Romano che aveva espugnato Mantova e Modena e poi inviati in Persia, da dove però sarebbero rientrati senza essere stati pagati. La conquista di queste terre e la determinazione dei loro confini potrebbe essere stata tollerata o frutto di una transazione ricompensatoria con l’Esarca19.
La Lunigiana con l’alta Valtaro farà quindi parte della Maritima bizantina e come scrive il Pavoni, le fortezze appenniniche emiliane dopo la sconfitta di Baduario (576) verrebbero unite dai Bizantini sotto uno stesso comando con quelle toscane: “…il Kastron Soreon di Filattiera, Castellina, Il Mugello e Fiume di Gattaia, in Val di Sieve. Così la dorsale appenninica dalla Cisa alla pieve di Santo Stefano e forse a Città di Castello, costituì una circoscrizione militare bizantina”20. Quindi i Bizantini si impegnerebbero a rafforzarla forse utilizzando come già detto, anche fortificazioni gotiche adattate da “tecnici greci” e facendo costruire piccole postazioni militari intermedie come le torri fra loro collegate a vista tramite segnalazioni, sia nelle vallate minori che sui controcrinali.
“Solitamente i forti sorgevano ad una distanza di 15-30 km,
corrispondente alle normali tappe degli eserciti in marcia; più o meno ogni 45
km si ritrovavano centri fortificati di maggiori dimensioni: questa distanza si
adattava alle tappe delle vie carovaniere. Dal limes
interior partivano infatti grandi vie
carovaniere che si inoltravano nei territori delle popolazioni alleate o
sottomesse che le presidiavano. Mentre il dispositivo limitaneo serve al
contenimento dei disordini locali, la difesa vera e propria è affidata
all’armata mobile.”21
18-
PP.Bonacini segnala anche i castella di
Persicum (La Persica di Salsomaggiore), Berteradi (Castello di Scipione)
oltre a quello di Solignano, occupati poi dai Longobardi.
19-
R.Pavoni: Dalla curtis bobbiese al Borgo della Valle del Taro, Borgotaro,
2002, Atti del convegno su Borgotaro e i Fieschi, Borgo val di Taro, 1998.
20-
Ibidem.
21-
F. Siano: Le fortificazioni bizantine, pratica e
teoria, tesi magistrale, rel. Prof.G.Salmeri, 2013.



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