domenica 22 agosto 2021

 

Bizantini Longobardi e la Lunigiana- 12

                         

Di lato a Zignago e alla Val di Vara troviamo la valle del Verde oggi scarsamente popolata, ma un tempo importante. Si estende dal passo del Borgallo sino a Pontremoli, di lato a quella dell’affluente Verdesina. 

E’ solcata da due vie, la già ricordata via Regia o Salaria che scende dalla Foce dei Tre Confini, utilizzata dai pastori lunigianesi come documentato dalla TAV e nel 1167 da Federico I, nonchè quella che sale sin dal tempo dei Liguri da Fornovo sul Monte Barigazzo, dirigendosi poi verso il mare. 

Le vie


Tale via faceva parte della Placentiam Lucam e fu oggetto poi di importanti studi da parte del Giuliani, del Mariotti e della Banti36

Questa via antichissima, che consentiva al Kàston Soreòn di potere soccorrere in caso di attacco la Valtaro e che potrebbe essere stata tenuta in gran conto dai Bizantini per la sua funzione di raccordo con la pianura, presenta una serie di toponimi non indagati che possono richiamare momenti difensivi bizantini lungo tale via: Arzelato, Baselica, Macchia di Baselica, Capanne del re, Cascine del monarca, Castel di margrai, Pradonnico, Stra, Mulpe, forse una antica circoscrizione religiosa o amministrativa, Montereggio dove la chiesa come nella vicina Calice di Bedonia, è intitolata a sant’Apollinare, santo venerato dai Bizantini.

Sant'Apollinare a Calice
Sant'Apollinare a Montereggio



 

L’Anonimo cita anche Pullion, dove provenendo da Luni per San Terenzio al Bardine passavano tre itinerari importanti verso la Garfagnana attraverso Viano e Ceserano, richiamando l’itinerarium Antonini. 


Da Lucca, poi i Longobardi scenderebbero sino al castello Aghinolfi di Montignoso, citato nel 756, ma probabilmente prima una fortificazione bizantina come evidenziato dal Conti nella Descriptio, seppur con nome diverso da quello proposto dallo studioso.


Castrum Aghinolfi


L’ipotesi del Formentini di riconoscerlo in Nicola apparirebbe infondata perché come scrive il Conti “Mikayrìa non era una civitas perché troppo vicina a Luni che certamente la era, anzi la zona in cui sarebbe sorta Mikayrìa era compresa, come sembra, nei bona publica suburbana della civitas di Luni”37.


Nicola


Nicola comunque non era un castrum, ma forse solo un castello, quindi senza propri fines e che in seguito non sarà più nominato. Il castrum come detto aveva invece altre fortificazioni sparse a controllo del territorio. Infine Nicola è a due passi da Luni, ben munita di mura e con un proprio territorio, come ricordato, i fines lunenses.

Formentini ipotizza che la zona a monte di Aulla sino al Taro sia conquistata ai tempi di Liutprando in quanto l’esercito bizantino sarebbe occupato nella difesa di Ravenna, conquistata nel 740 da Ildebrando, nel 743 dal re stesso e nel 750 da Astolfo38; le navi greche non sarebbero più in grado di rifornire la zona lunigianese. Tuttavia tale ampio lasso di tempo permetterebbe la fissazione di una serie ampia di toponimi greci che esamineremo e che sono assenti nell’alta Valtaro.

L’invasione potrebbe essere avvenuta sia dall’alta val di Taro transitando dal Brattello, o da Lucca e dal castrum Aghinolfi. Riteniamo però che non possa essersi trattato di un fatto puramente militare, ma piuttosto di un accordo “diplomatico”. 

 


Nessun commento:

Posta un commento

 Pontremoli e il Registrum Magnum del Comune di Piacenza Di poi il 6/11/1194 abbiamo i Capitoli della pace tra il marchese Moroello Malaspin...