Bizantini, Longobardi e la Lunigiana-7
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| Via Regia, da Mannoni |
Da parte
di alcuni studiosi si sostiene invece che scendendo dalla Sella del Valoria,
abbia prima occupato Monte Castello, là dove le torri parvero nella prima
relazione del XIX secolo annerite dal fumo e poi si sarebbe diretto a Sorano. Recentemente si è anche scritto che siano entrati in “Garfagnana, scendendo per la valle Aulella,
lasciandosi alle spalle Luni, che era controllata dalle milizie longobarde
stanziate in Tuscia, e, procedendo lungo la costa”23. Di fatto, tali possibilità che
non condividiamo, non avrebbe però significato un’occupazione stabile del
territorio.
Tale via era ben conosciuta dai coloni lucenses che come si può evincere dalla Tabula Alimentaria Veleiate, la usavano per la transumanza delle loro greggi verso i pascoli della Res publica lucensium in alta Valtaro. Fu percorsa nel 1167 da Federico I, il Barbarossa, accompagnato da Obizzo Malaspina ed un secolo dopo dal duca d’Austria, accompagnato da Ubertino Landi ed Alberto Malaspina e diretto all’incontro con Corradino di Svevia.
di arruolamento
di militari, comunque sempre barbari, come Bulgari, Franchi,
Arabi e Armeni e di contingenti di popolazioni sconfitte e poi stabilite
all’interno dell’Impero, come gli Slavi, per cui
si preferisce come detto, un sistema difensivo con una serie di fortificazioni
e torri collegate a vista, difese da truppe barbare col doppio compito di
agricoltori e soldati e che occupavano i cd. fundi limitanei, ovvero
terre di proprietà del fisco regio.
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Scrive
il Conti che per potere utilizzare queste terre se ne opererebbe una confisca,
peraltro legata all’utilizzo militare del fondo, chiunque ne fosse poi il titolare.
Il sistema così fornisce contemporaneamente “terra e uomini”24.
Si ipotizza che sia usato soprattutto in
Lunigiana dove le terre coltivabili erano scarse e quindi sarebbero anche gli
abitanti, oltreché i barbari, ad essere investiti del ruolo militare . |
22-
M.Giuliani: Il Castello di Zeri e le
comunicazioni antiche e medioevali della regione del Gottero, ASPP,1959. A Zeri è una razza di pecore, frutto di
diversi incroci e ormai stabilizzata nel tempo, nonché presidio Slow Food.
23-
L. Lavia: Fonti scritte e fonti archeologiche
nell’occupazione di una provincia periferica bizantina, op. cit.
24-
PM.Conti: Ricerche sull’organizzazione…,op.
cit.


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